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SI PUO' FARE - PD provincia di L'Aquila

12 marzo 2010
ll Cavaliere può diventare il Caimano

Veltroni: Il premier va in piazza contro chi? Contro il suo Milioni o contro chi ha varato un decreto sbagliato?
Operai e imprenditori a rischio suicidio, precari a 40 anni. A questa gente va restituita speranza

"Dalla destra strategia del caos
il Pd alzi la sfida oltre le liste"

di GOFFREDO DE MARCHIS


"Dalla destra strategia del caos il Pd alzi la sfida oltre le
 liste"
ROMA - "Considero il decreto salva-liste l'episodio più grave della parabola berlusconiana". Walter Veltroni sembra alludere al punto di non ritorno. "Cos'altro dobbiamo temere dopo un provvedimento che interviene nella materia elettorale per sanare i propri errori? Lì dentro c'è la concezione delle istituzioni che ha il premier e il senso proprietario dei suoi comportamenti. Direi che è la prova più lampante della strategia del caos perseguita da Berlusconi".

Il Cavaliere annuncia ora una manifestazione del Pdl, denuncia il sopruso violento e una sinistra che semina solo odio. Siamo al momento dello show down?
"Berlusconi vuole radicalizzare il confronto. Noi non dobbiamo cadere nella trappola proponendo al Paese un messaggio positivo e di unità. Loro invece continuano a non fare l'unica cosa giusta: chiedere scusa agli italiani per averlo precipitato in questo pasticcio. Contro chi manifestano? Contro il signor Milioni o contro chi ha varato un decreto che non ha risolto il problema?".

Parla del decreto come dell'episodio più grave del berlusconismo. Non era già tutto chiaro con le leggi ad personam?
"Senza dubbio. È sempre stato evidente che il premier puntasse a piegare le regole del gioco a suo piacimento. Lo ha fatto per tutelare gli interessi della sua azienda e per risolvere i problemi giudiziari. Ora però si spinge fino al punto costituzionalmente delicatissimo di un intervento sulle leggi elettorali, cioè sul principale istituto di garanzia del sistema democratico. Faccio un passo indietro, come nei romanzi di appendice: non è nemmeno la prima volta che mette in discussione queste regole fondamentali. Nel 2006 reintrodusse nella politica italiana il tema dei brogli. Sarà la storia, se non il giornalismo, a occuparsi delle concitate ore che seguirono lo spoglio di quel voto...".


A cosa dovrebbe portare la strategia del caos?
"Alla destrutturazione dei pilastri su cui si fonda il nostro sistema costituzionale. Parlamento? Svuotato e trasformato in puro strumento di ratifica. Magistratura? Delegittimata, ridotta nella sua autonomia. Libera informazione? Limitata e censurata. Presidenza della Repubblica? Sempre sotto tiro. La destrutturazione dovrebbe lasciare un solo arbitro della situazione: il premier trasfigurato per autocomportamenti in capo carismatico eletto dal popolo. Una situazione che non ha precedenti. Il modo in cui il Pd e il centrosinistra stanno in questo passaggio non si può limitare alla protesta per il decreto salva-liste. Deve guardare oltre, a un paese che sta male come non mai".

Sta forse dicendo che il Pd ha reagito nella maniera sbagliata allo strappo del Cavaliere?
"No. Ha fatto bene la sua parte, ha interpretato il disagio reale e lo ha espresso come era suo dovere fare. E, com'è giusto, abbiamo detto che una competizione elettorale senza candidati presidenti del centrodestra sarebbe stato un vulnus. Ma penso sia anche suo dovere allargare il discorso, dare consapevolezza del momento delicato in cui viviamo e indicare una via d'uscita. Mentre noi siamo in ansia per la lista del Lazio, ogni 20 minuti in un call center veneto che si occupa di operai o piccoli imprenditori a rischio suicidio squilla il telefono. I precari arrivano a 40 anni senza certezze e alla stessa età tanti lavoratori perdono il posto. Le piccole e medie imprese sono lasciate sole davanti alla crisi e tutto il Paese sembra dominato dal più pericoloso dei sentimenti, un misto di insicurezza sociale e paura degli altri".

Tutta colpa di Berlusconi?
"Di sicuro Berlusconi tiene da dieci anni l'Italia immersa nel caos e non ha cambiato nulla. E i cittadini hanno sempre la sensazione di stare sull'orlo del burrone. In Italia non si ha più la fiducia che spinge a progettare. Ecco perché il Pd non può presentarsi solo come la variabile di un copione scritto 50 anni fa, ma deve dimostrare di essere la forza che finalmente può introdurre cambiamenti radicali. C'è una corazza conservatrice che blocca il Paese. Invece abbiamo bisogno di una primavera di innovazione e di istituzioni ammodernate che rispondano alla velocità della società".

Non è la strada imboccata dal Partito democratico?
"Io dico che il Pd deve favorire un'altra prospettiva rispetto alla destra della paura. La prospettiva della speranza su cui si costruiscono le fortune delle forze democratiche. Ma la novità della politica italiana è la divisione del Pdl. E in questo momento il compito del Pd e del centrosinistra è stare uniti. Avrei auspicato che lo fossero anche quando ero io il segretario ma adesso che sono in una posizione diversa mantengo lo stesso auspicio. Per esempio, nella campagna elettorale ho deciso di fare solo manifestazioni del Pd o del centrosinistra. Non farò come altri dirigenti del mio partito che vanno a sostenere, secondo me sbagliando, singoli candidati. Sarò un romantico, sarò un idealista, ma questo mi sento di fare. E la scuola di politica che stiamo costruendo seguirà la stessa ispirazione. Ci saranno personalità di tutte le componenti del Pd e di altre forze politiche, parlerà alla diverse culture riformiste e alla società civile".

Come il Popolo viola?
"L'altra sera, al coordinamento, ho polemizzato con un importante dirigente del Pd, di cui non voglio fare il nome, che faceva dell'ironia sgradevole su quel popolo".

Sul colore?
"Esatto. Gli ho detto: dobbiamo apprezzare che nel Paese ci siano ancora energie che anche fuori dai partiti manifestano ciò che si sta perdendo, indignazione e rispetto delle regole. Poi sta all'intelligenza del Pd dialogare con queste forze per far sì che diventino un fatto dinamico, positivo".

Cioè che non attacchino Giorgio Napolitano per la firma al decreto.
"Attaccare il presidente della Repubblica è il miglior regalo alla strategia del caos. Napolitano, e prima di lui Ciampi e Scalfaro, hanno garantito un equilibrio delicatissimo avendo di fronte un premier che ha sempre teorizzato l'idea che il mandato elettorale fosse prevalente sulle regole scritte".

Molti elettori del Pd però criticano la firma del capo dello Stato al decreto.
"Indebolire Napolitano significa spianare la strada al processo di destrutturazione democratica. La piazza di sabato deve avere un obiettivo inequivoco: la destra e Berlusconi. Se quella vuole essere una grande manifestazione tenga fuori il capo dello Stato".

Ipotesi: Berlusconi perde le regionali. Deve dimettersi?
"Penso che le regionali vedranno un successo del centrosinistra. Per il premier saranno un colpo molto forte. E dopo due anni fallimentari di governo sarà impossibile che tutto resti come prima. Ma so anche che questo è il passaggio più pericoloso. Berlusconi non è come me e come altri uomini della Repubblica. Non è il tipo che saluta, ringrazia della fiducia e fa spazio a un altro, anche del suo schieramento".

Come tramonterà allora il berlusconismo?
"Il finale del "Caimano" di Moretti era un incubo inquietante. Tutte le persone responsabili devono far sì che non diventi una preveggenza". 

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10 marzo 2010
Sulle macerie intervine l'Assessore Michele Fina
LA COSCIENZA CRITICA DEGLI AQUILANI E' L'UNICA CHE PUO' SALVARCI
Dopo alcuni giorni di verifiche tecniche e riunioni istituzionali sulla problematica macerie, dobbiamo ai cittadini dell'Aquila parole definitive di verità, sul passato e sul da farsi. Questo perché credo che coloro che sono chiamati al compito della rappresentanza non debbano tacere, per quieto vivere, di fronte alle legittime domande poste dai cittadini. Quando si tace, si chiude un occhio, si chiede pazienza a coloro che pazienza non ne hanno più, si aumenta il solco tra le persone e le Istituzioni, le quali diventano meno credibili e meno utili a tenere unita la società.

Sulle macerie dunque: alla luce dell'evidente lentezza nel processo di smaltimento, la Provincia dell'Aquila, già nei primi giorni di Novembre 2009, ritenne doveroso promuovere una riunione operativa con tutti i soggetti competenti in materia e con i Comuni del cratere. L'incontro fu ideato e preparato in particolare dai funzionari della Provincia, i quali già avevano garantito un supporto fondamentale nella prima emergenza al lavoro della Funzione Ambiente della Protezione Civile, ispirando molti contenuti delle ordinanze in materia. Gli stessi funzionari e tecnici provinciali avevano, con me, tenuto numerose assemblee con i Sindaci del cratere e prodotto linee guida per la gestione delle macerie, in ottemperanza al compito di coordinamento che ci era affidato. Chiaramente il problema centrale non era coordinare i Sindaci visto che la stragrande maggioranza delle macerie erano proprietà di un solo Comune. Per questo l'incontro di Novembre, concordato con il Vicecommissario, Prefetto dell'Aquila, Franco Gabrielli. Dell'esito dell'incontro e del piano d'azione in sette punti gli organi d'informazione diedero ampia notizia. In conclusione della riunione si decise, inoltre, che si sarebbe tenuto un “vertice” entro pochi giorni con Commissario all'emergenza, Prefetto, Presidente di Regione, Presidente di Provincia, Sindaco e Assessori al ramo dei vari livelli. L'incontro effettivamente si tenne e partorì un “Tavolo Ambiente” coordinato dalla Regione chiamato a lavorare quotidianamente alla risoluzione del problema. In più, si stabilì, su mia proposta, che il Comitato Operativo fosse informato ogni sera sul quantitativo di macerie smaltire, al fine di monitorare miglioramenti o peggioramenti. Del prodotto del lavoro del Tavolo Ambiente tutti sanno perché almeno ogni settimana ne abbiamo letto la cronaca pubblica.

Arriviamo ad oggi: i cittadini, stufi, decidono di protestare; scendono in piazza richiamando l'attenzione dei media nazionali i quali già avevano dimenticato L'Aquila. Siamo convocati a Roma dal Ministro dell'Ambiente. Una riunione, invero, abbastanza surreale. Quattro ore per scoprire l'ovvio e decidere l'ovvio: Tutti i poteri in capo a colui che per mesi ha coordinato il Tavolo Ambiente, con la novità che nel frattempo è diventato Commissario; deroghe sulle caratteristiche dei siti che già conoscevamo tanto che da settimane giravano bozze di ordinanze che le contemplavano; siti da allestire individuati da mesi e già comunicati anche pubblicamente numerose volte. Il messaggio è tranquillizzante; le macerie sono per strada.

La verità è che l'unica novità è stata la protesta civile, composta, esemplare dei cittadini, senza la quale ci sarebbero state ancora decine di riunioni infruttuose, altre stanche bozze di ordinanze e altre ipotesi di siti da scartare. Le Istituzioni devono lavorare insieme ma da sole non bastano.

P.S. Purtroppo ci sono state le solite strumentalizzazioni elettorali da parte di chi si è divertito a decidere, a suo comodo, il responsabile; scegliendo la Provincia come se a coordinare tutti gli Enti fosse la Provincia e non la Regione. Ma si vota per la Provincia. Tanto è vero che gli argomenti sono stati del tipo: “comunisti”, “protagonismo imbarazzante”, “gli assessori per pochi giorni”, “candidati o non candidati”, “simboli di partito” e, ciliegina sulla torta “Berlusconi scritto nella storia dell'Aquila futura”. Tutto questo in riferimento alla problematica macerie. Una grettezza inqualificabile espressa da coloro che, d'altra parte, non si sono mai visti o sentiti sul terremoto e, dopo le elezioni, torneranno a non vedersi e non sentirsi.

Michele Fina
Assessore all'Ambiente
Provincia dell'Aquila

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10 marzo 2010
lettera aperta di Michele Fina a Pier Ferdinando Casini

LETTERA APERTA A PIER FERDINANDO CASINI

Egregio Presidente Casini, le scrivo per esprimerle apprezzamento per le parole che ha voluto pronunciare da Parma sui problemi dell'Aquila. Lei ha detto quello che tanti cittadini aquilani cercano di denunciare da mesi. Giuste considerazioni di merito sulla ricostruzione del centro storico, dell'identità di una città e di un territorio. In più, alla luce delle manifestazioni dei cittadini, Lei ha denunciato una rappresentazione falsata ed esagerata della realtà la quale ha convinto l'Italia che i nostri problemi siano risolti e costretto i nostri cittadini ad alzare la voce per tornare a farsi sentire". Comincia così la lettera scritta da Michele Fina, segretario provinciale del partito democratico, indirizzata a Pier Ferdinando Casini e pubblicata sul profilo facebook del Pd dell'Aquila. "Ho davvero molto apprezzato la sua onestà intellettuale - continua Fina - d'altra parte, dal 6 Aprile ad oggi, il suo partito in Parlamento ha condiviso e sostenuto tutte le mozioni e gli ordini del giorno presentati dal Pd e dall'Idv sul terremoto: decreto Abruzzo, copertura finanziaria, tasse, rilancio dell'economia e governance. Alla luce di tutto questo mi corre l'obbligo però di chiederle come mai ha deciso di sostenere come candidato Presidente della Provincia un esponente del Pdl che ha come slogan “Vinceremo per Berlusconi”? I suoi rappresentanti locali pubblicamente hanno palesato forti perplessità sul candidato stesso. Perché le sue scelte locali hanno così smentito la sua linea nazionale? Al contrario di quanto affermato da lei, il 'suo' candidato sostiene che le manifestazioni dei cittadini dei giorni scorsi siano solo strumentalizzazioni politiche. Conosco la risposta ufficiale a queste mie domande, è la politica stessa con le sue troppo spesso innaturali alleanze, che richiama ad un accordo siglato con il Pdl prima del terremoto. Ma ad oggi le sembra possibile che un accordo politico a garanzia di qualche posto nelle altre Province d'Abruzzo sia più importante della necessità di garantire una classe dirigente locale adeguata per L'Aquila e autonoma da Roma? Le ho voluto rivolgere queste domande proprio alla luce delle sue dichiarazioni di Parma, nella speranza che le sue risposte possano servire, come sempre meno spesso accade alla politica, a fare chiarezza.


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9 marzo 2010
Ciampi: il grande giovane
Afferma il Presidente Ciampi: "A 20 anni ogni giorno eravamo convinti di fare un passo avanti. Oggi, alla soglia dei 90 anni, quanta amarezza: ogni giorno un passo indietro. Ma chi è più giovane non deve perdersi d'animo".
Ecco il punto è tutto in questa frase. Stanno uccidendo la speranza ed il futuro per i giovani.
E' ora di lavorare per abbattere il berlusconismo e la cultura televisiva che lo alimenta.

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3 marzo 2010
Macerie, la posizione del PD provinciale
È necessario un soggetto unico per risolvere la questione macerie. È quanto si legge in una nota diffusa dal Pd della provincia dell'Aquila, nella quale l'assessore provinciale all'Ambiente, Michele Fina, commentando la manifestazione di oggi nel centro storico del capoluogo, annuncia che l'Ente ha predisposto una proposta di ordinanza che domani sarà presentata ufficialmente al commissario delegato alla ricostruzione post-sisma, Gianni Chiodi. L'idea è creare un servizio integrato unico, con attività gestionali e impiantistiche ricondotte a un unico soggetto pubblico. La Provincia, in collaborazione con la Prefettura, ricorda l'assessore, ha dato vita a un 'Tavolo ambientè, «ma le azioni messe in campo, nonostante gli sforzi fatti e il nuovo coordinamento regionale, denunciano i limiti di una gestione farraginosa e frammentaria, con una previsione temporale di rimozione delle macerie addirittura quasi ventennale». «Occorre mettere in campo un deciso intervento che riconduca a unitarietà il sistema di gestione delle macerie. Di qui la necessità che la Regione o la Provincia si facciano carico di assicurare il funzionamento dell'intero ciclo, sostituendosi a tutti i Comuni colpiti dal sisma». Il servizio integrato unico, secondo la proposta di ordinanza «dovrà ricondurre le attività gestionali e impiantistiche a un unico soggetto pubblico, che potrà avvalersi di tutte le deroghe previste, garantendo anche uno smaltimento differenziato che è da sempre linea guida del programma della Provincia». (ANSA).

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28 febbraio 2010
lettera del segretario Michele Fina al Prefetto dell'Aquila
"Gentile Signor Prefetto, Caro Franco,

sento il dovere di rispondere all'appello che hai ritenuto giusto rivolgerci in merito ai toni della campagna elettorale. Hai detto “lasciare fuori L'Aquila dalle dispute elettorali”. Conoscendoti capisco il senso profondo del tuo monito: “ricordare sempre che siamo in una terra drammaticamente ferita, che abbiamo tanto lavoro da fare e che dobbiamo farlo insieme”. Sento il dovere, dunque, di risponderti, questa volta in qualità di segretario della più grande forza politica della maggioranza della Provincia e non solo di amministratore locale: io e il mio partito ci atterremo convintamente ed incondizionatamente al tuo richiamo. Lo abbiamo già fatto e lo continueremo a fare per il bene della nostra terra, per il rispetto che dobbiamo al dolore della nostra gente ed anche per la salute della buona politica.

Ma non mi fermo qui. Mi faccio guidare da una delle massime che ti ho sentito ripetere più spesso, nelle tante riunioni che abbiamo condiviso, prima di introdurre parole di verità e di chiarezza: “sarò franco di nome e di fatto”. Anche io sarò franco intorno alle vicende delle ultime settimane e ai doveri della politica verso i cittadini e verso le Istituzioni.

Sono convinto che Guido Bertolaso dimostrerà la sua estraneità ai fatti che gli sono contestati in riferimento alla vicenda G8. Sono certo che la ricostruzione della gestione dell'emergenza all'Aquila da te richiamata in una recente lunga intervista sia assolutamente vera e puntuale. Lo sono perché dal sei Aprile ho lavorato notte e giorno al fianco di Bertolaso, tuo e degli altri rappresentanti istituzionali nel Comitato Operativo. Ho conosciuto lì persone oneste e serie, servitori dello Stato capaci, uomini e donne pieni di umanità e spirito di abnegazione. In quei lunghi mesi non mi ha mai sfiorato il sospetto che qualcosa fosse poco limpida. Questo non sarà importante per l'autorità giudiziaria (che continuerà ad indagare) o per la pubblica opinione ma è importante per me. D'altra parte non ho timore di essere influenzato da partigianeria. Nei mesi tra noi c'è stata stima, collaborazione, amicizia ma anche visioni diverse e confronto, a volte aspro. Mai però ci siamo votati al “partito preso”. Tutti insieme siamo stati lo Stato.

Caro Franco, tu sai che io penso che il rispetto verso le Istituzioni è indisponibile alla logica della propaganda politica. Lo è sempre ma a maggior ragione di fronte ad una tragedia come quella che abbiamo subito, davanti ai cittadini più esposti e deboli, bisognosi di potersi fidare della credibilità e della forza delle Istituzioni. Sai che queste non sono solo parole. In questi dieci mesi abbiamo attraversato momenti delicati che si prestavano ad atteggiamenti e toni irresponsabili. Penso al G8 e penso anche alle elezioni europee. Tu sei buon testimone del principio dal quale ci siamo fatti sempre guidare: sopra ad ogni cosa gli interessi dei cittadini dell'Aquila e dell'Italia. D'altra parte io stesso non perdo occasione pubblica, anche in questo avvio di campagna elettorale, di ricordare il grande senso di responsabilità del Presidente Berlusconi, di Guido Bertolaso e tuo, i quali prima e più di tutti avete voluto rinviare per due volte la data delle elezioni comunali e provinciali al fine di garantire un confronto il più possibile sereno, invece che un facile referendum emotivo. Un atto di profondo rispetto della democrazia. Ricordo bene che nei giorni in cui si doveva scegliere se rinviare le elezioni, importanti esponenti politici peroravano con forza la tesi del non rinvio. Anche allora è prevalso, nei fatti, l'interesse generale a quello di parte. Noi onoreremo quello spirito concentrando il confronto di questi giorni sul futuro del territorio e sulla classe dirigente degli amministratori locali dei prossimi anni. Non su simbolici test nazionali di gradimento buoni solo a mettere le bandierine sulla cartina geografica il giorno dello spoglio elettorale.

Allora, prendo ancora dal senso delle tue parole: nessuna strumentalizzazione e toni rispettosi. Questo ha un significato duplice: parlare delle problematiche dell'Aquila prendendole in carico tutti senza “buttarle addosso” a questa o quella Istituzione; allo stesso tempo, evitare di avere sempre l'indice accusatore puntato verso coloro che sollevano un problema, cavandosela etichettando tutti come strumentali, evitando di affrontare il merito. Insomma prediligere l'etica della responsabilità al “tatticinismo” della politica di bassa cucina.

Non sfuggo, infine, neanche al tema più spinoso. Quello che affligge il nostro paese e, ancor più profondamente, la nostra regione, da molti anni. Il corretto rapporto tra politica e giustizia. Anche qui chiarezza e franchezza: sono e resto un convinto garantista, un principio al quale non rinuncio, come ad altri ho visto fare, in virtù della convenienza del momento. Ad esempio penso che il Presidente Gianni Chiodi sia una persona onesta. Non condivido la politica della Regione ma questo non ha impedito e non impedirà una collaborazione totale per la risoluzione dei problemi. A partire dal più urgente di oggi che è la rimozione delle macerie. Non succederà quello che è successo al Comune dell'Aquila il quale si è per lunghi mesi, caricato questo problema sulle spalle rischiando anche imprecisioni ed errori, trovando in alcuni esponenti politici solo dei pubblici censori “paragiudiziari”. Noi contribuiremo a risolvere il problema prendendoci, nel bene e nel male, la comune responsabilità. Ma non basta. Viviamo nella morsa di due opposti estremismi. Da una parte c'è chi trasforma un sospetto in una condanna sommaria; dall'altra c'è chi alimenta lo scontro tra poteri delegittimando la magistratura. Lo Stato va tutelato sempre, in modo critico ma in ogni sua parte. Ecco perché di fronte al rischio concreto di distorsioni, infiltrazioni, comitati d'affari, corruzioni, non basta alla politica una difesa d'ufficio. Servono strumenti che promuovano la trasparenza e l'autocontrollo delle Istituzioni. Noi abbiamo richiamato l'esigenza di un Osservatorio per la Legalità che non si sostituisca agli organi giudiziari ma che aiuti a prevenire e codificare a monte. C'è uno strumento più efficace? Bene, il Consiglio Regionale lo valuti e lo licenzi presto. Il Presidente della Regione Gianni Chiodi ha il dovere e tutto l'interesse di mettere questa tra le sue priorità. Ne abbiamo tutto l'interesse anche noi proprio perché, da garantista, penso che i sospetti alimentino l'antipolitica la quale, a sua volta, alimenta gli opposti estremismi a nostro esclusivo danno.

Caro Franco, Egregio Signor Prefetto, io penso che per evitare di concentrarsi sulle zone d'ombra basta fare luce in tutti gli angoli; difendere la credibilità delle Istituzioni, lavorare insieme con efficacia, fare presto e bene. Questo sarà il tono delle nostre parole nel prossimo mese ed oltre.

Con profonda stima ed amicizia,

Michele Fina"

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24 febbraio 2010
Trasecolo: Mimmo Srour con Del Corvo?
Mimmo Srour ex Udeur, ex consigliere regionale ed assessore di centro sininistra, ex candidato consigliere alla regione abruzzo per il centro sinistra appoggia Del Corvo?
ma è lo stesso Mimmo che ho votato io? E' lo stesso che mi sembrava una brava persona? E' lo stesso che diceva delle liste del centro destra "sono una cloaca"?
Ma se è così la politica è veramente ridotta ad un giochetto per le poltrone e basta.
In questo caso chi Ha sbagliato? Sicuramente io per aver fatto votare una persona che non lo meritava...
E allora un invito agli elettori prima di votare fate un'analisi approfondita e cercate candidati di cui ci si può fidare e sopratutto candidati che non tradiscono subito dopo il voto.
20 febbraio 2010
Pezzopane: "cambiare registro, alziamo la guardia contro le mafie"

La Presidente della Provincia dell'Aquila Stefania Pezzopane risponde a Gianni Letta e scrive: "Mi rivolgo a lei, abruzzese come me e persona misurata, affinchè si volti questa orribile pagina e si comincino a dare segnali forti di un rinnovamento etico, di un operare realmente democratico e trasparente... e alllora cerchiamo la lista della verità... la vicinanza degli umini delle istituzioni a comitati d'affari e l'ombra delle mafie sul nostro territorio , rinomato per il suo sano tessuto sociale ed economico. Sento l'obbligo morale di tenere alta la guardia... troppe domande restano senza risposte... Abbiamo bisogno di cambiare registro anche sui metodi, che siano più includenti, stimolanti, che ricostruiscano la fiducia..."
17 febbraio 2010
Le bugie del Governo Italiano e di Gianni Letta
http://ilcentro.gelocal.it/dettaglio/articolo/1861735



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16 febbraio 2010
Stefania Pezzopane Presidente
16 febbraio 2010
ELEZIONI L'AQUILA: FINA, LORO PER BERLUSCONI, NOI PER I CITTADINI DELLA PROVINCIA DELL'AQUILA

E' passato quasi un anno e la voce del 'signorsì' Del Corvo arriva solo ora.

"Fa piacere finalmente sentire il consigliere regionale Antonio Del Corvo tranquillizzare i cittadini aquilani sulle tasse che 'forse' non dovranno pagare e sulla zona rossa che presto sarà oggetto di un importante incontro con il ministro Scajola. Peccato che il 'presto' di cui parla Del Corvo sia comunque tardi, visto che il terremoto c'è stato quasi un anno fa ed il candidato del Pdl non si è mai sentito prima d'ora occuparsi della nostra tragedia". Queste le parole di Michele Fina, segretario provinciale del partito democratico. "Stefania Pezzopane, con tutto il partito democratico fin da subito si è resa protagonista di una politica del fare - per usare un termine che piace ai nostri avversari - che poco ha a che spartire con la politica da 'signorsì' che caratterizza Del Corvo. Sul tema delle tasse i nostri deputati hanno denunciato una grave mancanza di copertura, ed il rischio che si evince da un documento ufficiale del ministero delle Finanze è che si rischia di piegare definitivamente da luglio le speranze di ripresa economica delle nostre imprese e delle nostre famiglie. Inoltre sulla 'zona franca' ad oggi ancora non ci sono fatti concreti, come il disagio di molti esponenti di destra, più avveduti ed informati di Del Corvo, testimoniano. Il partito democratico ha svolto sempre una funzione di controllo, di stimolo, di denuncia ed ovviamente di collaborazione, al fine della risoluzione dei problemi. Del Corvo invece, imbeccato dal semprepresente senatore Piccone, mostra già qual'è la sua idea di provincia, un ente privo di autonomia, privo di spirito critico utile solo a coprire e giustificare le possibili assenze, gli errori ed i ritardi. Per questo lo slogan che abbiamo sentito ieri è 'vincere per Berlusconi'. Ma qui nella nostra provincia - conclude Fina - c'è stata una catastrofe e ci sono paesi e città da ricostruire, insieme ad un'economia da far ripartire. Per questo noi ci candidiamo per tutti i cittadini della provincia".

15 febbraio 2010
Per non perdere la speranza
Veltroni: "Faccio una scuola per i giovani contro la politica ridotta a mestiere"

"Oggi il Corriere della Sera pubblica l'intervista che mi ha fatto Aldo Cazzullo. Per chi non ha trovato il giornale in edicola la ripubblico qui su facebook."


Walter Veltroni, un anno fa lei lasciava la guida del partito democratico. Da allora non si è capito se lei sia dentro o fuori. Un giorno pare concentrato sui romanzi, i viaggi, la vita. Il giorno dopo pare di nuovo un leader politico. Qual è la verità?

«Ma tutta la mia vita è questa. Io sono sempre stato così. Qui sta la mia atipicità: ho sempre avuto con la politica un rapporto febbrile; ma non era mai la febbre del potere. Questo mi ha salvato dai contraccolpi psicologici, in questo anno non facile».

Lei era sindaco di Roma. Perché ha accettato di fare il segretario Pd?

«Sono stato chiamato in una situazione tragica. Il centrosinistra aveva perso rovinosamente le provinciali e nei sondaggi era ai minimi termini. C’era già stata una crisi di governo, la coalizione era spezzettata e caotica. Fu allora che vennero tutti da me, anche se ero stato l’unico, con la Bindi, a oppormi all’elezione diretta del segretario, convinto com’ero che occorresse una figura diversa da un leader». Poteva rifiutare. «Sarebbe stato un atto di presunzione ed egoismo, avrei rinunciato a far vivere l’idea per cui avevo rotto le scatole per dieci anni dentro e fuori il mio partito, sopportando ironie ed emarginazioni: quel partito dei democratici — che avrebbe dovuto nascere nel ’96, con l’Ulivo — per cui mi sono battuto per tutta la vita». Addirittura? «A Natale ho gettato via un po’ di carte, per fare spazio in casa. Mi sono ritrovato in mano gli articoli di quand’ero direttore dell’Unità: l’ispirazione era la stessa. Quando Occhetto fece la svolta, con un coraggio per cui è stato molto mal ripagato ma che spero gli verrà riconosciuto dalla storia, fui tra i dirigenti che si batterono per inserire la parola "democratico" nel nome del nuovo partito. Da ragazzo, quando andavano di moda i gruppi estremisti, lavoravo per i comitati unitari nelle scuole: uno dei giorni più belli fu il 29 novembre 1974, quando 40 mila studenti sfilarono dietro le loro bandiere. I comitati unitari erano la prefigurazione di quel che un giorno sarebbe stato il punto d’approdo: il Pd».

Il Pd di oggi è davvero un punto d’approdo?

«Sì, e può esserlo in forma definitiva a patto che non rinneghi le fondamenta su cui è nato: il bipolarismo, l’innovazione, la radicalità riformista, la legalità, le primarie. Non accetto che sia trasformato in qualcosa di diverso; altrimenti non è più il Pd. La campagna elettorale del 2008 aveva acceso un sogno: per la prima volta, un paese che pareva condannato alla coazione a ripetere — ed è per questo annoiato e prevedibile — scopriva che si poteva superare quella specie gattopardesca della rissosità italiana. Da noi ci si danno colpi bassi, ci si demonizza, si fabbricano dossier, in passato si è sparso sangue; tutto perché non cambi mai nulla. In quella campagna abbiamo dimostrato che si poteva costruire uno schieramento su un programma e non viceversa, parlare un linguaggio civile, semplificare il quadro politico. Rivendico il merito di aver inaugurato una nuova stagione, con un Parlamento con pochi e grandi gruppi anziché diciannove».

Le elezioni però andarono male per voi.

«Passammo dal 22% delle amministrative 2007 a quasi il 34%. Non è quel risultato che mi angoscia. I risultati degli altri partiti europei hanno dimostrato quanto quel dato, il punto più alto mai raggiunto dal riformismo italiano, potesse essere la base per un’ulteriore crescita. Sono angosciato per lo stato d’animo del paese. Un paese cupo, ripiegato, dominato da paura e insicurezza. Un paese di passioni tristi, senza speranze razionali. La gente perde il lavoro, i padri avvertono che per la prima volta la condizione dei figli non sarà migliore della loro, le imprese sono sole davanti alla crisi; e la politica parla di tutt’altro. Invece dovremmo, come insegna Pietro Ichino, costruire un sistema di welfare moderno aperto ai precari, che non consenta più di fare a pezzi le vite delle persone. Rivendico di aver lanciato la sfida ai conservatorismi: sull’età pensionabile, sulla Tav, sulla questione istituzionale».

Di riforme istituzionali si riparla oggi, e la maggioranza chiede l’apporto del centrosinistra.

«Dopo le elezioni sono stato il primo a dire che questa legislatura poteva essere costituente. Ma dopo gli strappi di Berlusconi escludo ora che il centrosinistra possa fare altro che condurre una battaglia di opposizione contro le forzature delle regole del gioco. Sento parlare di scambio tra l’immunità e la riforma elettorale proporzionale: follie, uno scambio tra due cose sbagliate. Noi volevamo fare un’alleanza non per mettere insieme i pezzi dell’antiberlusconismo, ma per cambiare il paese. La nostra gente non capirebbe se avessimo fatto tutto questo per avere Casini presidente del Consiglio».

È sbagliato cercare l’alleanza con l’Udc?

«Certo che bisogna cercare alleanze. Ma la prima alleanza da stringere è con i cittadini. Dobbiamo ritrovare il linguaggio della vita reale e comunicare il senso di una visione non tattica dei problemi del paese».

Lei parla come un uomo che non ha rinunciato all’idea di candidarsi a governare l’Italia.

«Sbaglia. Semplicemente, non rinuncio alle idee di una vita. E le idee non hanno bisogno di stellette, ma di qualcuno che le tenga vive. Non ho ambizioni personali. Sono l’unico che non ha incarichi nel Pd, il partito di cui sono stato fondatore e che ho portato a conquistare un terzo dell’elettorato. Non ho incarichi perché non ne ho chiesti. Non faccio correnti, parola che trovo orribile quanto "attimino" e alle mie orecchie suona fastidiosa come il rumore delle unghie sulle lavagna. Mi sono dimesso contro le correnti, che ogni giorno segavano l’albero su cui tutti eravamo seduti. E ho detto che non avrei fatto agli altri quel che era stato fatto a me. Un impegno cui mi sono attenuto».

Non crede sia stato un errore lasciare? Poche settimane dopo il suo addio sono cominciate le difficoltà di Berlusconi.

«No. Non c’erano più le condizioni per fare il partito in cui credevo. Credevo a un partito aperto, moderno, capace di aderire alle pieghe della società del 2010. L’idea di riproporre oggi il modello degli Anni 70 rischia di essere, questa sì, l’idea di un partito liquido. Volevo cambiare i gruppi dirigenti, nel Mezzogiorno e non solo, ma non avevo più la forza per farlo. Era iniziato il cannoneggiamento, che non a caso un minuto dopo le mie dimissioni è cessato. Avrei potuto vivacchiare, galleggiare. Ma è una cosa che non so fare. Ovunque sia stato, occupandomi di informazione, all’Unità, al ministero della Cultura, in Campidoglio, ho sempre cambiato le cose. Mi rendo conto che in Italia questo rappresenta un difetto».
Che cos’è accaduto in questi mesi, secondo lei?

«La retorica del partito organizzato, finalmente in mano ai professionisti, non ha funzionato. I partiti devono al contrario reinventare la propria vita democratica; non possono essere affidati al potere di due o tre persone». Bersani e D’Alema, ad esempio. «Bersani è stato eletto con il 53%. Oggi, dopo quel che è accaduto in Puglia e altrove, la situazione è ancora più dinamica. Con il 53%, e magari neanche più quello, non si può pensare di fare da soli. Bersani è il primo a essere interessato a una conduzione collegiale, con l’apporto di tutti, anche di chi non l’ha votato e mantiene le sue posizioni e il suo dissenso. Il congresso è alle nostre spalle, ora si apre una fase nuova. E in questa campagna elettorale è il momento di dare il segno di una profonda unità»
.

Dicono che lei abbia litigato con Franceschini.

«L’amicizia e la stima che mi legano a Dario sono indissolubili. È vero che in Umbria è stato commesso un grave errore: bisognava fare le primarie sin dall’inizio, con un candidato non espressione di correnti com’era Agostini. La vicenda è stata gestita senza lealtà. Ma Dario non c’entra nulla».

Come valuta le candidature del Pd alle Regionali?

«In campagna elettorale le candidature si sostengono, e basta. Se il 28 marzo saranno confermati i dati delle

politiche 2008, e visti i candidati della destra, il centrosinistra conquisterà 7 o 8 regioni. In generale, però, è emerso nel Pd un evidente fastidio per le primarie, che sono state convocate, sconvocate, e alla fine fatte solo dove c’era confusione. Il contrario di quanto si dovrebbe fare. Le primarie andrebbero imposte ai partiti per legge. E bisognerebbe tornare ai collegi uninominali. Se si rinuncia al bipolarismo e si imbocca la strada del proporzionale, con un partito del 5% che diventa arbitro della vita nazionale, l’Italia finisce peggio della Grecia».

Lei ce l’ha davvero con Casini...

«Al contrario. Ho sempre avuto con lui — e Pier lo confermerà — un rapporto chiaro, leale: non gli ho mai chiesto di venire nel centrosinistra. È giusto che Casini coltivi la sua identità. Quando si voterà per le politiche, farà la sua scelta. Ma tirarlo per la giacca ora, voler fare dell’Udc la nuova Margherita, è sbagliato. Per lui, e per noi».

Non rimpiange neppure l’alleanza con Di Pietro?

«No. Non avevamo alcun interesse ad avere fuori dalla coalizione uno che sparava sulla linea antiberlusconiana tradizionale, condizionando il Pd. E poi vedo che ora con Di Pietro siamo ai baci e agli abbracci. Mentre si sono resi più difficili i rapporti con una persona assai vicina come Nichi Vendola e con Sinistra e Libertà».


De Luca in Campania?

«In Campania quando ero segretario avevo chiesto al magistrato Raffaele Cantone di impegnarsi. Il rinnovamento del ceto politico del Sud è un’esigenza di tutti i partiti. Detto questo, scelto un candidato, lo si appoggia».

Lei ora aprirà una scuola di politica, è così?

«Sì. Una generazione rischia di considerare la politica come un mestiere. Ma la politica non è un mestiere. E’ una vocazione. Chi lo nega esercita il suo cinismo. Se la politica non è vocazione, è una schifezza, in cui tutto diventa possibile. L’obiettivo che coltiviamo con Salvati, Vassallo è gli altri è costruire una grande scuola di formazione, promossa da personalità che vengano dalla società, da tutte le componenti interne del Pd e anche da esponenti di forze riformiste altre. Una scuola contro le correnti, perché solo il merito e le competenze possono sfondare il regime delle appartenenze correntizie, che generano conformismo, trasformismo e spregiudicatezza. Aperta anche a ragazzi esterni al Pd, che educhi alla cultura democratica, alla legalità, alla memoria, al dubbio, che faccia crescere una generazione di nuovi protagonisti della politica. Ce ne sono tantissimi in giro che hanno la luce negli occhi, che ci credono, che vogliono cambiare il paese».

E lei?
«Il mio libro su Bob Kennedy si intitola Il sogno spezzato, quello su Berlinguer La sfida interrotta. Mi rendo ora conto che erano titoli autobiograficamente profetici. Così è stato concepito da una vasta parte della nostra gente i miei 15 mesi alla guida del Pd. Oggi non ho altre ambizioni che fare le cose in cui credo. Sarà questo il modo oggi di realizzare l’ossessione che mi accompagna da sempre, spendere la mia vita per la mia comunità».

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15 febbraio 2010
La regione Abruzzo smemorata

La Regione dimentica il Parco regionale Sirente-Velino

La Regione dei Commissariamenti politici di tutto quello che si può, dopo aver disposto con arroganza il commissariamento del Parco regionale Sirente-Velino, l'ha abbandonato alla sua sorte.

Ricordo che a fine 2009, utilizzando la legge finanziaria, la maggioranza al governo della regione ha inopinatamente commissariato il Parco Regionale Velino-Sirente senza alcuna comunicazione preventiva e soprattutto senza motivo. Un Parco con organi legittimamente costituiti, unitari e in dinamica attività che ha convinto più comuni fuori dal suo perimetro ad inserire i loro territori all’interno del parco. Proprio uno di questi comuni San Demetrio, con la straordinaria emergenza naturalistica delle grotte di Stiffe, è stato utilizzato al fine di occupare un altro posto di potere per risolvere i propri problemi politici. In più il parco, collocato all’interno dei comuni del cratere, dopo il sisma, ha bisogno una nuova prospettiva di vita legata al territorio, a partire dal Piano del Parco.

Da quel provvedimento indecente non si è saputo più niente. In questa settimana scadrà la “prorogatio” di 45 giorni e non si è avuta più notizia dalla Regione. Alla paralisi parziale seguita alla decisione del commissariamento si passerà alla paralisi totale, con seri rischi anche per i dipendenti.

Questa è la Regione dei Parchi? Una Regione che ha in gestione diretta un solo Parco (il Sirente-Velino appunto) del quale è così platealmente disinteressata?


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14 febbraio 2010
La politica con il cuore
Ieri sono stato ad Avezzano alla presentazione del libro della Presidente Stefania Pezzopane "La politica con il cuore" ed. Castelvecchi.
Era presente la gente delle grandi occasioni, il Teatro Don Orione stracolmo.
Stefania, intervistata dal giornalista Primo De Nicola, è stata sobria ma efficace e determinata: brava.
Ha ribadito con energia la critica alla commisisone grandi rischi, che solo qualche settimana prima del terremoto a l'Aquila aveva rassicurato tutti negando la possibilità del terremoto; Stefania si è chiesta "ma se, dopo lo sciame sismico durato mesi, ci avessero detto di stare all'erta non avremmo forse salvato qualche vita umana in più?".
Io il libro l'ho letto e devo dire che è un bel libro, ben scritto e discorsivo che si legge d'un fiato. Una testimonianza sul terremoto che percorre sentieri emozionali e personali ed impegno istituzionale in condizioni precarie, senza lasciare spazio a frasi ad effetto o a clamori esagerati, si mantiene sempre sul terreno della sobrietà e serietà.
Un racconto delicato ed impegnato, come Stefania ci abituati anche nel suo percorso politico.
Un libro da consigliare, direi uno dei migliori libri sul terremoto.

14 febbraio 2010
Il buon Governo è possibile
13 febbraio 2010
Ripartiamo
Dopo un lungo periodo di silenzio, dovuto sopratutto alle vicende interne del PD nazionale, questo blog riparte con la convinzione sempre più forte che il PD è l'unica scelta possibile, così come fu delineata da Walter al Lingotto, per uscire dalle secche berlusconiane della politica italiana.
Con il PIL che crolla sempre di più, con gli scandali della Protezione Civile, con il crollo costante ed inarresabile della disoccupazione, con il bavaglio sempre più stringente all'informazione democratica e pluralista, con il berlusconismo che si fa stato e società il Partito Democratico è la forza e la speranza più valida e più logica di questa Italia dimenticata.
Vincere le elezioni provinciali a L'Aquila è presupposto principale per ridare forza a questa speranza.
Stefania Pezzopana e i suoi assessori hanno lavorato bene prima e dopo il terremoto. Oggi meritano la riconferma.

13 febbraio 2010
Per Stefania Pezzopane Presidente

29 settembre 2009
NOI, NOI, NOI, NOI; NOI, NOI, NOI

Incontro con l’ Onorevole WALTER VELTRONI

e presentazione del suo ultimo romanzo

Noi (ed.Rizzoli)

1 Ottobre 2009

TENDOPOLI DI FOSSA ore 17.30

MODERATORE: GIUSTINO PARISSE, giornalista de “Il Centro”

“Ricostruire il senso di una mis­sione collettiva. La vita non è mai una questione individuale: senza gli altri, sen­za le dimensione comunitaria, qualsiasi esistenza si sfarina. Insieme all’io, ci sia­mo noi. Così come dobbiamo ricostruire il senso della memoria. Per questo ho scritto un romanzo sulla grande storia na­zionale, sull’identità di un Paese addolora­to, sfortunato, e però straordinario, che vorrei ritrovare”.

Queste le parole di Walter Veltroni per sintetizzare il suo ultimo romanzo Noi che verrà presentato anche a Fossa, uno dei piccoli centri aquilani colpito dal sisma del 6 Aprile scorso. Nel libro di Veltroni non è narrato quanto di sfortunato e doloroso è accaduto tra gli ultimi episodi della recente storia nazionale: ma di certo tutto il territorio dell’Aquila con la sua tragedia ha la triste opportunità di porsi a rappresentare in maniera emblematica la necessità di ricostruire, in primis attraverso il proprio tessuto sociale ed umano e con sana coscienza della memoria del proprio passato, una piccola parte del futuro Paese che ognuno di noi auspica.

Michele Fina

Assessore Ambiente e Risorse Naturali

Provincia dell’Aquila

Berta Giacomantonio

Assessore Cultura

Comune di Fossa


2 agosto 2009
Michele Fina sceglie la mozione Franceschini
 Caro Dario,

puoi contare sul mio sostegno e sul mio aiuto. Se ci pensi è una citazione. Sono le tue stesse parole di esordio nella telefonata che hai voluto farmi la notte del sette Aprile. Volevi vedere con i tuoi occhi L’Aquila la mattina seguente, senza il codazzo delle telecamere, senza imitare la passerella dei ministri. Poche ore dopo insieme abbiamo ascoltato il silenzio assordante dell’Aquila e di Onna e salutato i primi volontari giunti in soccorso per allestire le tendopoli. Poi hai raggiunto Roma e hai pubblicamente ripetuto l’impegno preso con noi: rendere utile il Partito Democratico nell’opera di protezione civile per superare l’emergenza con migliaia di nostri volontari e con tutti i nostri amministratori; raccontare la nostra storia denunciando le distanze tra gli annunci e la realtà; fare della ricostruzione dell’Aquila una priorità del Paese. Da quel giorno abbiamo condiviso decine di iniziative con te e con altri dirigenti nazionali del Pd. Da quel giorno sei tornato all’Aquila tante volte, sempre per noi e non per te; ci hai ascoltato e hai dato voce alle nostre denunce non urlate, alla legittima rivendicazione di diritti della nostra gente. Non una volta ti sei sottratto e non una volta ci hai lasciati soli. Ma il nostro lavoro è solo iniziato. Dovremo mantenere il solenne impegno a ricostruire L’Aquila anche quando torneremo al Governo, nella difficile situazione che erediteremo da chi ci guida oggi. Per questo dobbiamo diventare presto l’alternativa credibile che l’Italia aspetta e merita. Un Pd che non torni a perdersi nelle formule del politicismo, che non ponga limiti alla sua capacità di rappresentare i diversi interessi della società, che unisca un Paese oggi diviso. Un Pd autorevole, forte, unito al suo interno perché capace di tessere insieme le diverse sensibilità. Un Pd presente nel territorio in forme nuove, senza nostalgie. Un Pd che parli chiaro, che sia capace di autocritica non autodistruddiva, che non replichi gli schemi politici del passato, i quali hanno avuto un senso ma non hanno impedito le nostre sconfitte. Un Pd che torni a vincere ma ancor più che torni a convincere, promuovendo un’idea alternativa alla società del casting, una società solidale che c’è e che noi dobbiamo riconoscere e rappresentare. Un Pd con il coraggio di riformare il Paese con un chiaro progetto politico intorno al quale costruire alleanze sociali e politiche. Un Pd rinnovato che renda chiara la volontà di voltar pagina, chiudendo il capitolo della lunga transizione iniziata con tangentopoli nella storia politica dell’Italia.

Tutto questo io riconosco nella tua proposta politica e nel lavoro di questi ultimi difficile mesi da Segretario. Un lavoro appena iniziato da sperimentare fino in fondo. Perciò sosterrò il tuo progetto di partito e la tua rielezione alla carica di Segretario. Lo farò libero dalle correnti e dalle logiche di provenienza che, in particolare nei territori, rischiano di prevalere con l'effetto di allontanare tante possibili nuove energie. Lo farò con la mia storia, breve ed intensa, della quale sono orgoglioso. Lo farò senza alzare muri, convinto che questo confronto, come abbiamo dimostrato con il “g1000 democratico”, ci restituirà la forza che serve a L’Italia; per fare un Paese più serio e dignitoso che, sono sicuro, sarà la migliore garanzia anche per la ricostruzione dell’Aquila.

Con profonda stima,
Michele Fina

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27 luglio 2009
L'intervento di Michele Fina al g1000
 
“g1000 democratico”
L’Aquila, 25 Luglio, ore 14
Intervento

Prima di tutto chiedo un impegno solenne ai candidati alla segreteria nazionale del Partito Democratico. Un impegno unitario, una sola voce, un capitolo aggiunto alle vostre (piattaforme) che abbia le stesse parole. Io mi permetto solo di suggerirle: Ricostruiremo L’Aquila! Impegneremo ogni energia utile per uscire al più presto dall’emergenza; Denunceremo ogni giorno le bugie di un Governo il quale nei comizi stampa promette ai terremotati sacrosanti diritti che nei provvedimenti legislativi nega (come ad esempio riguardo l’esenzione dai tributi e dagli oneri previdenziali); L’Aquila è per noi una priorità, lo è oggi che siamo forza d’opposizione ma lo resterà domani quando torneremo al Governo. Viene prima L’Aquila e non il Ponte sullo stretto di Messina o ogni altra faraonica opera pubblica. Troveremo le risorse in ogni modo, anche chiedendo un contributo di solidarietà agli italiani da restituire in futuro.
Non siamo qui oggi pomeriggio per discutere di terremoto. Ma la risposta a queste tragedie misura il grado della coesione interna e della dignità del Paese.
Perché proprio restituire dignità all’Italia credo sia la vera missione del Pd.
Proprio dell’Italia vogliamo parlare, guardandola da qui perché, siamo convinti, da qui si vede meglio che dalle torri del potere o dai salotti televisivi. Si vede meglio dall’Aquila o da un quartiere della periferia urbana, o con gli occhi di un giovane precario, o di un imprenditore che deve andare veloce come il mondo che cambia, o di un anziano nella sua solitudine. Guardarlo da qui e poi parlare del Paese che vogliamo.
In questi difficili cento giorni e più ho pensato molte volte che tra tante eccezioni tragiche si potessero scorgere metafore. Per questo ho maturato delle idee che sintetizzo in nove punti e che partendo dall’Aquila vorrebbero arrivare al mondo, al Paese, al Partito democratico che vorrei.
1. Nei giorni precedenti il 6 Aprile era in discussione un “piano casa” che, tra le altre cose, prevedeva deroghe ai vincoli sismici. Come era prevedibile, subito dopo, da parte del Governo, c’è stata un’immediata marcia indietro. Da queste parti oggi non servono più tante campagne di sensibilizzazione per convincerci della necessità di ripensare una città moderna: chiare regole antisismiche nelle costruzioni e studio attento del territorio e più ancora: efficienza energetica degli edifici, corretta gestione dei rifiuti e dell’acqua (progetto tendopoli). E allo stesso tempo il recupero del nostro patrimonio archeologico, religioso, culturale che era e resta non solo la nostra identità ma soprattutto l’autenticità che ci proietta nel futuro senza perderci nella globalizzazione. La sfida del tempo nuovo, la green economy, lo sviluppo sostenibile che i francesi traducono in modo più chiaro “sviluppo capace di futuro”. Pensate a chi deve qui, in una zona sismica, ricostruire la casa non solo per sé ma per chi verrà dopo. Uno sviluppo sostenibile e il rispetto delle regole qui sono una cosa concreta;
2. Tra tante promesse e poche risorse l’unica certezza per noi è oggi il Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea. Ci sarà concesso circa mezzo miliardo di euro secondo le regole stabilite per affrontare disastri come il nostro. L’Europa. Per noi negli anni scorsi è stata la meta, la speranza, l’unica missione che il Paese ha compreso e realizzato con sacrifici, contro ogni previsione. Oggi l’Europa segna una battuta di arresto ma la sua maggiore forza deve tornare ad essere una priorità della nostra agenda. Per avvicinarsi sempre più al sogno di un Governo mondiale del Manifesto di Ventotene. Con l’Europa che qui è una cosa concreta;
3. In un piccolo borgo delle nostre montagne gli immigrati sono molti. Ci hanno sostituito in tanti lavori. Alcuni di essi, la notte del 6 Aprile si sono distinti per altruismo ed eroismo: dopo essere riusciti a salvarsi si sono lanciati nei soccorsi dei loro concittadini intrappolati nelle macerie. Ci è utile anche questo per ragionare laicamente di migrazioni, di politica di accoglienza ed integrazione, di sicurezza e di fermezza verso chi delinque. Legalità ed umanità verso un’immigrazione che qui è una cosa concreta;
o Per ripartire dovremo innanzitutto togliere milioni di metri cubi di macerie. Ma sono crollati anche edifici che non avrebbero dovuto. L’immagine delle macerie del Palazzo del Governo sono emblematiche e hanno fatto il giro del mondo. Il crollo delle Istituzioni. Come nella lunga transizione storica che inizia con tangentopoli e l’implosione delle Istituzioni e prima ancora con la stagione dell’indebitamento e dell’irresponsabilità pubblica. Ancora oggi siamo a quelle macerie e al loro prodotto: Berlusconi e l’autoritarismo antipolitico. A volte le macerie sono solo spazzatura e le vicende di Palazzo Grazioli ne danno un buon esempio. Togliere le macerie quindi e restituire credibilità alle Istituzioni, unico cemento duraturo della società. Per questo bisogna ristabilire il giusto equilibrio tra poteri, tra giustizia e politica, respingendo gli attacchi alla magistratura senza cedere al giustizialismo. Le parole del Presidente Napolitano all’Aquila il 9 Aprile sono state “Nessuno è senza colpa”: un monito che non vuole assolvere tutti ma che ci aiuta a pensare alle cause oltre che ai colpevoli. Perché la ricerca della verità qui è una cosa concreta;
o Ma non bisogna solo restituire un tetto agli aquilani. Bisogna restituire loro un progetto di vita, un lavoro, la scuola. Riaccendere il motore dell’economia. Ridare vita all’Università. Qui c’erano 30000 studenti universitari, una città di giovani, il terremoto dei giovani. Perché le nuove generazioni, in questo Paese, sono sicure solo nella casa dei propri genitori. Fuori da casa sono fragili ed esposti, insicuri e precari, poveri di prospettive. Se poi sono bravi studenti potrebbero aver diritto ad una stanza nella casa dello studente… Questa è la nostra cura del futuro, questa è la realizzazione pratica di una scelta strategica: investire sulla conoscenza e sulla ricerca. Qui non si raccontano più balle e l’Università è una cosa concreta;
• L’ultima ricerca del Censis denuncia una “società del casting”, una poltiglia valoriale fatta di “egomostri”. Uno dei dati è che dal 2000 in circa 165000 di tutte le età hanno partecipato ai provini del Grande Fratello. Alcuni con motivazioni straordinarie come “sarei molto utile perché sono portato a metter pace, a unire le persone, non a caso di mestiere faccio il saldatore”: questo va ingaggiato al Pd. Oppure: “ho un ristorante a cuneo e ho fabbricato 7000 pizze gratis per i terremotati dell’Aquila”. L’immagine è un’Italia persa, rassegnata alle macerie culturali, appunto, del berlusconismo. Però c’è anche un’altra Italia, quella che abbiamo visto noi qui: ad esempio quella dei volontari. Solo quelli della protezione civile in Italia sono oltre un milione e mezzo. Poi ci sono i dipendenti dello Stato, delle forze dell’ordine e di polizia. Ci sono i vigili del fuoco. Ci sono gli operatori dell’informazione che continuano a raccontare con onestà la nostra storia. Ci sono i tanti che hanno inviato aiuti e sostegno. Potrebbe essere che questa Italia emerge solo nei momenti difficili. Oppure siamo noi che negli altri momenti dimentichiamo che questa Italia esiste e che a partire da essa possiamo cambiare l’intera società. Non sono tutti chiusi nel proprio individualismo; c’è anche una comunità solidale che qui è una cosa concreta;
• Per affrontare questi concreti terreni di sfida abbiamo diritto ad una politica dignitosa, laica, libera da ogni condizionamento. Per questo serve il Pd, a patto che sia un partito vero che non si proponga di fare surf sulla realtà ma di cambiarla profondamente e che, per fare questo, si dia un’identità, un progetto, una leadership autorevole.
• Un partito forte con regole chiare. Un partito fatto di persone libere che non si identificano solo per una provenienza o per l’adesione ad un gruppo di potere. In tanti qui vengono da esperienze diverse, hanno diverse sensibilità e sosterranno diverse mozioni. Sono qui non per semplice spirito unitario o per paura della competizione. Voglio dirlo a Dario Franceschini: la competizione arricchisce come giustamente hai detto se nei territori poi no si traduce in una conta tra correnti personali ma un confronto democratico tra idee animato da persone libere che non sono costrette a piegare il loro pensiero a logiche che non gli appartengono. Persone libere che abbiano spazio per esprimere il loro pensiero e il loro dissenso in un partito che poi però abbia un senso, una direzione chiara che impegni tutti;
• Fare questo aiuterebbe già a fare un bel pezzo di strada verso il rinnovamento, questa parolaccia della quale se n’è tanto parlato stufando tutti prima ancora di averlo fatto. Voglio dire a Pierluigi Bersani intanto che mi è simpatico (spero di non danneggiarlo) e poi che a me capita spesso nelle riunioni di sentir dire da amministratori a vario livello (ma la cosa potrebbe riguardare tutti quelli che hanno avuto ruoli importanti di governo nazionale o di direzione politica): “il partito avrebbe dovuto fare e dire…”, come se fosse stata una cosa diversa da loro. Delle volte ho l’impressione che sia più afferrabile la categoria “cravatta” della categoria “partito”. Mi piacerebbe un partito un po’ più capace di autocritica e un po’ meno autolesionista. Ad Ignazio Marino (o Civati che è qui con noi) vorrei dire che mi piacerebbe anche un partito che coltivi la complessità, che faccia la fatica di tessere insieme. Non un partito del “ma anche” MA NEANCHE un partito manicheo. Insomma un partito che abbia qualche certezza in più ma che non rinunci del tutto a coltivare il dubbio.
Una casa democratica insomma, agibile e antisismica, per una comunità che abbia una missione, intorno alla quale costruire alleanze politiche e sociali.
Io ho a cuore questo:
La rivoluzione ecologica, l’Europa, l’integrazione;
La credibilità delle Istituzioni, l’economia della conoscenza, la riforma della società;
Un partito democratico laico, forte e rinnovato.
Tre terreni di sfida per il mondo, tre per il Paese, tre per il Pd.
3.33 come il minuto dopo l’ora del terremoto, cioè come nel tempo nel quale tutti siamo chiamati a vincere la paura e rimettere in piedi la città.

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permalink | inviato da enzodurbano@hombres.it il 27/7/2009 alle 13:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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